Perché il vino rosato è ingiustamente sottovalutato

Perché il vino rosato è ingiustamente sottovalutato

Tra tutti i vini ce n’è uno particolarmente bistrattato. I consumatori lo snobbano, spesso lo sottovalutano, lo ignorano sulla scia di pregiudizi che è il caso, una volta per tutte, di smentire. Parliamo del vino rosato, un tesoro delle cantine che i meno esperti continuano a guardare con diffidenza.

Cominciamo subito dallo sfatare un luogo comune duro a morire: il vino rosato non è un miscuglio di vino bianco e vino rosso. Anzi, ha una sua fortissima identità ed è una terza via, tra i rossi e i bianchi, dignitosissima, anzi, preziosa. Molti lo considerano un “non vino” ma, in realtà, il rosato ha una sua origine e una sua lavorazione specifica. Si realizza infatti con uve rosse fermentate in modo differente (si eliminano più in fretta le bucce cariche di antociani, quelle che danno colore al vino). Pare che i primi vini della storia fossero proprio rosati: maceravano pochissimo e andavano bevuti giovani. Nel tempo i produttori si sono un po’ limitati nel realizzarli, questo perché i consumatori sono talmente abituati a bere rossi e bianchi che si trovano un po’ in confusione di fronte ai rosati. Con che piatti abbinarli? Cosa aspettarsi? È la stagione giusta?

Ecco, altro luogo comune da sfatare: i rosati non si bevono solo nella bella stagione e si abbinano praticamente con tutto. Si tratta di vini estremamente versatili che non temono confronti. Il nostro rosato Valle Galfina a Denominazione di Origine Controllata, ad esempio, è perfetto con gli antipasti e i primi piatti ma anche con i secondi  di pesce e i formaggi.

Insomma, non c’è davvero ragione per non concedersi un buon bicchiere di rosè.

Potrebbe diventare il vostro prossimo vino preferito. Scommettiamo?

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