I 5 segreti dei sommelier per esaminare un vino

I 5 segreti dei sommelier per esaminare un vino

Altro che marinai. Il vero fascino non lo fa la divisa bianca ma il modo in cui ci si approccia a un calice di vino. Quanti di voi hanno sognato, almeno una volta, di eseguire tutti quei passaggi coreografici e carismatici che fanno i sommelier nell’esaminare un vino? Naturalmente non si può improvvisare, si tratta di un’arte che richiede studio ed esperienza. Volendoci divertire un po’,  giusto per far colpo e per imparare qualcosa di interessante, possiamo però concentrarci su alcune dritte che possono servire da “base”. Ecco come muovere i primi passi…

 

1 – impungnare il calice nel modo giusto

Mi raccomando, quando prendete in mano il bicchiere fatelo sempre dallo stelo o dalla base. Questa posa non serve solo a conferire una certa classe ed eleganza e a comunicare esperienza ma è indispensabile per non modificare la temperatura del vino e degustarlo quindi nel modo ideale. L’unica eccezione va fatta solo con i rossi accidentalmente serviti freddi.

 

2 – Capire l’età dal colore

Tendenzialmente, il riflesso violaceo nei vini rossi è indicatore di giovinezza. Nei bianchi, invece, il colore dei riflessi che indica una giovane età è il verde. Al contrario, il giallo o le sfumature più calde nei bianchi indicano che il vino è più maturo.

 

3 – Come osservare bene

Per cogliere al meglio le sfumature di un colore il calice va inclinato di circa 45°, lo sfondo della superficie deve essere neutro, meglio bianco o chiaro. Il punto da osservare con più attenzione è la base del calice, lì i colori sono più intensi.

 

4 – “Sa di tappo”

L’esame olfattivo è forse la parte più scenografica dell’intero lavoro. Quando a tuffare il naso nel bicchiere sono però i meno esperti il rischio è quello di apparire presuntuosi. Meglio quindi essere preparati. Imparate, ad esempio, che il primo passo è odorare da fermi. Non muovete il vino e avvicinatevi lentamente. Un vino corposo farà sentire i suoi profumi anche senza ficcare il naso nel bicchiere. Alcuni vini “eleganti” possono però arrivare lentamente e a una distanza ravvicinata. L’esame da fermo ci permette inoltre di individuare alcuni difetti strutturali come il classico “sa di tappo”. Attenzione all’utilizzo di dopobarba o profumi, potrebbero influire (negativamente) nella ricerca degli odori.

 

5 – Cosa resta dopo l’assaggio?

Una delle ultime fasi si chiama persistenza ed è un valore che indica il tempo in cui le sensazioni che avevamo durante l’assaggio permangono in bocca anche dopo aver ingoiato il vino. I vini strutturati e complessi hanno solitamente una persistenza lunga, anche dieci secondi. I vini semplici hanno persistenza limitata, due o tre secondi. Sfoggiare il concetto di “persistenza” fa sempre colpo…

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